- 28 Marzo 2025
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- Tags attività inclusive, Parco astronomico Lilio
Sotto le stelle ci si sente a casa. È quello che devono aver provato i ragazzi che hanno preso parte al progetto “Stelle senza confini” che il Parco Astronomico “Lilio” ha realizzato nell’autunno scorso.
Tutto è nato quasi per caso. Il Parco astronomico si trova a circa un chilometro di distanza da Savelli, un paese di montagna della provincia di Crotone. E’ un percorso che la dott.ssa Angela Zavaglia, direttore scientifico del Parco, percorre di abitualmente e lungo il quale incontra i ragazzi del SAI (Sistema Accoglienza Integrazione), uno dei Centri del Ministero dell’Interno.
Si tratta di luoghi che ospitano richiedenti asilo e rifugiati come quelli provenienti dall’Africa, in prevalenza, e dall’Asia. Alla responsabile del parco astronomico era così capitato di scambiare qualche parola con questi giovani (tanti sono adolescenti, c’è qualche minorenne e sono pochi quelli più grandi come i trentenni) sfruttando le sue conoscenze scolastiche della lingua francese, quella più parlata dai ragazzi provenienti, ad esempio, dal Burkina Faso, Mali ed altre nazioni africane.
Il Centro, attraverso la Cooperativa Agape, organizza attività per l’integrazione ed è così nata l’idea, subito condivisa dalla responsabile della struttura, di avviare un progetto per “abbattere i confini” attraverso l’astronomia, scienza universale e patrimonio comune dell’umanità.
Gli operatori e l’interprete del Centro, utilizzando le schede didattiche preparate dal direttore del Parco “Lilio”, hanno spiegato ai ragazzi i concetti elementari riguardanti i pianeti, i satelliti, le stelle ed altri temi di base della scienza del cielo. Dopo questo momento di formazione nella sede del SAI è seguita la visita al Planetario. I ragazzi sono arrivati sotto la cupola ma senza troppo entusiasmo, immaginando che si trattasse di una attività noiosa, anche difficile. Ma il direttore del Parco, affiancata dal collega Umberto Rossini, ha cercato di mettere subito i ragazzi a loro agio invitandoli a parlare in francese, senza sentirsi obbligati all’uso dell’italiano anche se fa parte del loro percorso di formazione.
La proiezione sotto la cupola passava in rassegna i cieli che in quell’istante si vedevano nei loro paesi d’origine – come se in quei momenti i giovani fossero stati a casa con le loro famiglie – allo scopo di confrontarli con il cielo di Savelli, che non differiva più di tanto. Una scelta risultata vincente e appassionante. Un vero cambio di prospettiva, come si è scoperto durante l’incontro successivo quando i partecipanti alla proiezione si erano triplicati. C’erano quasi tutti i ragazzi del Centro.
I temi trattati durante la seconda proiezione erano stati ampliati (stagioni; orientamento; qualche spettacolare proiezione fulldome), alla quale sono seguite le osservazioni del Sole al telescopio dall’Osservatorio, un’altra delle attività che ha catturato l’attenzione dei giovani africani e asiatici. Si sentivano così coinvolti che alcuni di loro sono riusciti a vincere la timidezza e hanno affiancato il team del parco astronomico, traducendo le spiegazioni in francese e nelle lingue d’origine a beneficio dei loro coetanei.
L’atmosfera era molto rilassata, i ragazzi sorridevano, ponevano domande ed erano incuriositi dagli argomenti. Il momento conclusivo del progetto ha coinvolto i ragazzi attraverso uno spettacolo, dove alcuni di loro sono stati protagonisti attivi. Nuovamente gli era stata data la libertà di parlare nella loro lingua madre, traducendo le loro spiegazioni rese in lingua italiana a chi aveva difficoltà.
Il successo dell’iniziativa ha già fatto nascere delle richieste di intervento a Crotone e in altri analoghi centri della Calabria. L’idea è anche quella di predisporre un programma che possa servire da traccia per altri planetari interessati a questo genere di attività, perché le stelle possono aiutare a creare ponti e collegamenti con persone di luoghi e culture lontane.
Certamente torneremo sull’argomento non appena saranno disponibili delle novità.
– Loris Ramponi